Tolbà, antirazzismo e antifascismo

Cominciare un articolo sempre è un po’ difficile. Poi, una volta cominciato tutto viene dato dal nostro cervello, inviato alle nostre mani e scritto sul foglio. In questo caso si tratta di un articolo sull’organizzazione Tolbà, in cui lavoriamo Johannes ed io, David.

Tolbà è un’organizzazione nel cui DNA ha stampate le parole ANTIRAZZISMO ed ANTIFASCISMO non come organizzazione politica ma organizzazione sociale. Lavorano dal basso, nel senso che non partecipano delle istituzioni e nemmeno dei partiti politici. Parliamo, dunque, di un’organizzazione che svolge un lavoro piuttosto necessario, soprattutto in questi contesti politici e sociali tanto convulsi.

Per quanto riguarda alle attività che noi, come volontari, svolgiamo in Tolbà, possiamo mettere due grandi sacchi, ognuno con la sua storia e contesto. Per un lato aiutiamo agli operatori legali a svolgere le loro attività, come sarebbero tutte le situazioni amministrative verso i permessi di soggiorno, le richieste asilo, le richieste umanitarie… Dipende dalla situazione di ogni persona migrante e purtroppo ormai anche dalle politiche statali, dato che il nuovo governo ha fatto un bel casino togliendo certi tipi di protezione che sono pregiudiziali per i migranti ed anche, alla fine, potrebbero diventare un problema sociale nel proprio paese. Per un altro lato diamo anche il supporto nelle attività che versano sull’integrazione delle persone migranti nella lingua italiana. Si svolgono delle lezioni di lingua italiana per adulti migranti i lunedì, mercoledì e venerdì mattina e poi nella sera si svolgono le attività di supporto accademico per ragazzi migranti -il doposcuola-, cioè persone che possono avere difficoltà per quanto riguarda al fatto di studiare, di fare i compiti, in italiano. Noi diamo anche una mano in queste attività.

È chiara la parte obbiettiva del lavoro che si svolge a Tolbà, legale e sociale. Visto da questo punto di vista sembra anche normale oppure un lavoretto di quelli per cui ti senti meno male dopo accendere la tv e vedere il mondo bruciato dall’odio e l’infamia. In realtà è un vero peccato che esistano organizzazioni come questa, almeno nel senso legale, quello vuol dire che c’è qualcosa che non va, che non funziona soddisfacentemente nel mondo. Ti rendi conto che si, che ci sono dei cittadini di prima classe, di seconda, di terza… Tanti livelli, insomma. Ma come mai, se tutti siamo persone, no? Sembra che tutti siamo persone “uguali” se siamo nati in occidente ed il nostro colore di pelle è bianco. Non hai bisogno di metterti a lavorare in un posto come Tolbà per renderti conto della situazione sociale che c’è, ma pur sapendo tutto, quando ti metti un po’ in scena capisci ancora com’è difficile fare capire a una persona di occidente che quel ragazzo nero in strada cui loro pensano che li ruba il lavoro, che vive dagli aiuti sociali, ecc… Ha dovuto attraversare mezzo continente africano, spostandosi di lì e di là, fermandosi in paesi corrotti che incarcerano e torturano in carcere fino arrivare a qualche porto in cui prendere un barcone per attraversare ora il Mediterraneo verso Italia, verso Europa. Non si capisce perché non si vuole capire, non siamo consapevoli della gravità ed il rischio a cui si espongono.

Scrivere su queste cose comporta capire anche il senso della vita, più in là dei sistemi di volontariato, delle attività culturali, delle feste europee e delle conferenze istituzionali. Per parlare d’immigrazione, bisogna capire anche il senso politico tanto nazionale quanto internazionale. C’è un imperativo morale di capire che cosa succede in Italia, come si sta svolgendo la scena politico-sociale per mettersi nei panni di un’entità che gestisce questa roba. Non è nemmeno facile ascoltare le loro storie, le loro sofferenze che hanno subito per arrivare inl’Italia, non è neanche bello sapere che senza un’entità consulente e gestrice possano rimanere in strada come persone senza patria, togliendo  la loro essenza umana, insomma.

L’Italia subisce, ormai, un’ondata di movimenti anti-immigrazione, anche promossi dal proprio governo, che svolgono una situazione sociale molto instabile per quanto riguarda le persone richiedenti asilo, rifugiati, ecc. Non è roba facile da spiegare perché non si tratta di un lavoro di volontario per descrivere come “bello”, come “sono felice di fare il volontario”; secondo me va più in là, è un lavoro che, oltre essere bello, è anche umanitario e soddisfacente nel senso umano della parola.  È per questo che Tolbà, di fatto, è antirazzista ed antifascista, perché nello sviluppo del loro lavoro non c’entra un cavolo l’atteggiamento autoritario e xenofobo.

Quindi è per quello che descrivere lo svolgimento del volontariato in Tolbà è andare più in là della semplice frase “mi piace essere volontario perché aiuto”. Aiutiamo, si, ma in un senso che per me va inoltre.  Diciamo, per finire, che pur non essendo mica una dichiarazione di amore verso Tolbà, ci viene un po’ “l’orgoglio” di svolgere un lavoro così interessante ed umanitario per rendere, pian piano, un mondo migliore, dove vivere senza paura e senza discriminazioni, ove la politica sia fatta dal popolo e non dalle elite, ove il popolo comanda ed il governo ubbedisce. Sarebbe bello, non credete?

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