La tua vita dipende da te

ci racconta Claudia nella sua intervista per Radio Open Future. In questo articolo completo trascrive, e approfondisce, la sua esperienza da volontaria europea – 11 mesi a Matera. 11 mesi di cui 4 chiusa in casa. Con quali parole si può racchiudere un’esperienza di volontariato cosi particolare? = Figo!

Cosa hai fatto durante la tua esperienza? Quali suggerimenti daresti ad un giovane che svolge il suo progetto in questi tempi Covid?
Fortunatamente ho potuto fare un sacco di cose! Non solo nell’ambito lavorativo ovviamente. Nonostante la presenza del Covid, mi sono trovata molto bene a Matera, ho imparato tanto, ho conosciuto della gente meravigliosa, ho fatto delle esperienze stupende che non mi aspettavo nemmeno in un mondo senza pandemia. Gettando uno sguardo indietro all’inizio del mio progetto, visto che sono arrivata proprio l’8 marzo con il primo DPCM e la prima quarantena (scusa Italia per questo regalo di benvenuto non proprio fortunato), passavo il mio primissimo tempo in Italia a casa. Sarebbe una bugia dire che non mi avesse scoraggiato per niente il fatto di stare come in una gabbia mentre c’è cosí tanto da scoprire fuori.

È davvero una sensazione strana vivere in un posto per 2 mesi, non sapendo cosa si trova a 100 metri di casa tua, perché esci solo una volta alla settimana per andare al supermercato (allora non sapendo l’italiano giá un’esperienza sconvolgente). Ma la bella cosa é stata avere tanto tempo per conoscere meglio le mie coinquiline Marie e Sofia e di studiare sia l’italiano sia le leggi collegate al mio lavoro per l’Associazione Tolbà, che si occupa dei migranti e rifugiati presenti sul territorio. Sinceramente non sono mai stata ferma, abbiamo sempre trovato qualcosa da fare: Scrivere degli articoli per il blog di B-Link, progettare delle online Tandem nights, fare dei video ricette di pietanze tipiche dei nostri paesi. Inoltre mi sono iscritta a vari corsi online che seguivo durante tutto il mio progetto – e sono molto felice di averlo fatto, perché ho conosciuto delle persone interessantissime di tutto il mondo (con un ragazzo egiziano per esempio faccio ancora delle videochiamate nelle quali ci insegniamo a vicenda il tedesco e l’arabo) ed in generale imparare qualcosa di nuovo è una mia passione. Effettivamente seguivo delle Erasmus+ Virtual Exchange courses col argomento Countering Hate Speech, Sustainable Food Systems in the Mediterranean, Debate Exchange and Debating Competition e The Big Climate Movement. In piú ho fatto (e faccio ancora)  la volontaria anche per la Protezione Civile, piú precisamente per il Gruppo Volontari per l’ambiente. Durante la prima quarantena abbiamo distribuito delle mascherine o del materiale informativo tradotto in varie lingue per dei lavoratori stagionali migranti e abbiamo dato una mano alla costruzione dell’ospedale di campo a Matera. Dopo la quarantena ho continuato a fare cose piú diverse, come l’avvistamento antincendio, le consegne domiciliari, il monitoraggio alluvione e quant’altro. Per quanto riguarda i suggerimenti per giovani che svolgono il loro progetto in questi tempi di Covid: mi ricordo bene del nostro primo incontro (e l’unico per vari mesi), durante il quale ci hai raccomandato di dire “sí” piú spesso ed accettare degli inviti e cogliere delle occasioni. E questo l’ho davvero fatto durante il mio soggiorno in Italia e lo consiglio anche a chiunque stia facendo un progetto di volontariato all’estero. Anche se a volta non mi andavano certe cose o mi spaventavano addirittura. Gestire e pianificare degli eventi culturali per giovani? Certo! Fare dogsitting per persone positive al Covid? Perché no! Hey Claudia, vuoi insegnare il tedesco ai italiani, farti un bagno nel mare a novembre, raccogliere della spazzatura con ragazzini migranti, condurre delle interviste in italiano o fare una Via Ferrata nella neve? Sí sí e sí, ho imparato ad essere entusiasta di davvero qualsiasi cosa e superare e le proprie paure o anche la pigrizia fa veramente bene. Uscire dalla propria comfort zone ti permette di crescere come persona e credo che sia questo quello che tanti giovani cercano di ottenere attraverso un progetto di volontariato. Un’altra cosa che mi ha aiutato a godermi di piú la mia esperienza in Italia è stata la padronanza della lingua del posto. È vero che si potrebbe anche sopravvivere con l’inglese, ma visto che non tante persone qui lo sanno parlare, uno sarebbe costretto a parlare solo con gli altri volontari internazionali. Per me migliorare il mio italiano significava piano piano aprire sempre piú porte. Dai sí ovviamente sbaglio ancora un sacco e non so se ce la faccio mai a liberarmi della mia “r” moscia, ma prima di iniziare il mio progetto non mi potevo nemmeno immaginare di essere in grado di avere questa intervista in italiano e guarda dove mi trovo adesso. Quindi come ho fatto ad arrivarci? Allora, come probabilmente la maggior parte degli stranieri in Italia ho cominciato dal punto di avere un attacco di panico ogni volta che il cassiere del supermercato mi chiedeva se volessi una busta. Siccome non mi piacciono tanto gli infarti quotidiani, ho utilizzato il mio tempo durante il lockdown per studiare, online con i libri di italiano, tramite delle videochiamate. Meno male che avevo parecchio tempo libero!

Questo è un altro consiglio: sempre guardare tutto da una prospettiva positiva e riconoscere che soprattutto le sfide ed i momenti piú difficili si rivelano come una grande opportunità di crescita.

Iniziando dal momento in cui si poteva uscire nuovamente di casa (e mi piace come l’ha detto Serena della mia Associazione): mi buttavo in conversazioni. Ti puoi immaginare la Claudia di qualche mese fa, piena di energia e voglia di parlare dopo della chiusura a casa: Con un livello di italiano davvero bassissimo ho cominciato a chiaccherare con dei venditori al mercato, chiedevo un sacco di cose ai miei colleghi, vicini, ai commessi di negozio (anche se spesso sapevo già le risposte), ma cercavo di fare delle conversazioni e di finalmente parlare con degli italiani. A volta partendo di un “Buongiorno” con i miei vicini di casa, mi sono trovata ancora davanti alle nostre porte mezz’ora dopo, chiacchierando della loro passione per il giardinaggio, di quanto sono bravi nella scuola i loro nipoti e sinceramente di argomenti che non mi interessavano proprio. Quindi non essere spaventato di iniziare un dialogo e di essere la persona che parla per prima. Guarda ogni anziano solitario e venditrice loquace che comincia a parlare con te come la perfetta opportunità di praticare l’italiano e di fare nuove conoscenze. A un certo punto ho preso la decisione di continuare a parlare solo l’italiano con delle persone con le quali comunicavo anche in inglese (o tedesco con te). Perchè rimanendo sempre nella propria comfort zone, è difficile cambiare e migliorarsi. 

Per ora non ho raccontato tanto del mio lavoro vero e proprio, il mio progetto con l’Associazione Tolbà. Innanzitutto ho dato una mano nel settore della formazione dei migranti e rifugiati presenti a Matera. Il doposcuola per aiutare i ragazzini con i compiti lo facevamo online, nell’estate anche al parco. La stessa cosa per le lezioni di lingua. È stato anche interessante insegnare il tedesco e riscoprire la mia lingua dal punto di vista di una non-madrelingua. In ufficio abbiamo accolto degli stranieri con bisogno di sostegno legale, ho compilato dei curriculum insieme a loro, li ho accompagnati ad appuntamenti ufficiali in comune, ho raccolto delle informazioni sui permessi di soggiorno in Germania e Austria, approfittando delle mie conoscenze linguistiche. l’highlight è probabilmente stato lo sviluppo di un nostro proprio progetto insieme a Marie, durante il quale abbiamo lavorato con dei Minori Stranieri Non Accompagnati a Salandra, insegnandogli qualcosa sulla sostenibilità ambientale, progettando del contenuto teorico e visivo, del vocabolario italiano tradotto nelle loro lingue, delle attività pratiche come raccogliere e differenziare la spazzatura o creare un orto insieme. Ma in realtà non ho solo lavorato per Tolbà, ma anche per B-Link, progettando delle Tandem night, facendo la facilitatrice, scrivendo degli articoli, creando del contenuto per i siti social media, o anche pulire e preparare la casa per i nuovi volontari.  Adesso stiamo anche collaborando per una serie di Podcast. C’è sempre qualcosa da fare – per questo anche grazie a te Birgit, che trovi sempre degli impegni per i tuoi volontari.Nel mio tempo libero ho viaggiato quando possibile, ho visitato innumerevoli grotte e chiese rupestri nella Murgia Materana, ho fatto un sacco di trekking, ho scoperto la mia passione per la Via Ferrata, ho nuotata nel mare finché i miei amici non mi vedevano piú e stavano giá per chiamare il salvataggio marittimo. Nonostante il Covid, ho potuto esplorare tanti luoghi e fare nuove conoscenze. Che gente meravigliosa che ho incontrato qua, mi sento davvero fortunata.

Come metti a paragone le tue aspettative rispetto alla realtà
Allora, arrivando a Matera l’8 marzo, ancora senza misure Anti Covid, senza quarantena o coprifuoco, mi aspettavo subito di iniziare a lavorare, esplorare la zona e fare nuove conoscenze. Sicuramente non mi immaginavo di passare i miei primi mesi in Italia in pieno lockdown, ma è successo proprio quello. Dai sí, ovviamente avrei preferito non stare chiusa a casa, ma effettivamente non mi permettevo di stare ferma o di guardarlo come uno spreco di tempo. Mi sono adattata alla situazione come tutto il resto del mondo. Perchè se non sono in grado di cambiare la situazione, non aiuta piangermi addosso. Non voglio per niente raccontare di opportunità perse, di sogni rotti o di speranze non soddisfatte, perché la vita appunto è imprevedibile, lo è sempre stata. Ed anche se questa pandemia globale certamente ha cambiato l’andamento della mia esperienza in Italia, ed anche se molto non è stato come me lo aspettavo, non significa che è stato male. Anzi, sono grata di come ho potuto vivere questo periodo e non rimpiango di essere rimasta a Matera durante le quarantena e non mi pento di aver prolungato il mio progetto per altri due mesi. Questi 11 mesi sono stati veramente intensi – quante esperienze che ho fatto, di ogni genere, ho visto delle stelle cadenti, ho dormito in delle grotte circondate da cinghiali, sono stata a dei funerali, mi sono persa nella Murgia di notte e mi sono trovata a scavalcare i muri del Convento, mi sono trovata ad affrontare una molestia sessuale, ho sofferto il caldo di più di 40 gradi facendo trekking nel Salento e ho sofferto il freddo durante delle ciaspolate nella neve. (infatti non sono mai stata ben attrezzata per quanto riguarda i vestiti adatti). Alla fine il mio tempo è stato pieno di avventura, apprendimento, amore, amicizia, ospitalità e cambiamento. Tutto quello devia in un certo grado o addirittura completamente dalle mie aspettative e perciò non mi importa per niente che la realtà non sia stata come me la immaginavo.

Un oggetto che rappresenta la tua esperienza.
Di solito non sono molto legata agli oggetti, per meglio dire, non mi piace possedere tante cose ed a prescindere dal cibo, credo di non aver comprato  proprio niente qua. Ma mi è stato regalato qualcosa a quale tengo molto. Riporteró la mia attrezzatura da Via Ferrata in Austria come ricordo dell’Italia. Per me rappresenta tutte le avventure che ho vissuto durante il mio volontariato, ed è un simbolo delle nuove passioni che ho scoperto. Mi ricorda sempre di spingermi un pó ad andare oltre, oltre i propri limiti di ieri. E mi fa pensare al tempo nel quale avevo tanta paura delle altezze, di cadere e come adesso comunque mi arrampico ovunque, mi diverto un sacco facendo delle escursioni in montagna, in alto. E ci tengo tanto anche per il modo in cui mi è stato regalato. È stata una sorpresa di compleanno di una persona speciale. Tutti i pezzi li ho trovati appesi su un albero (nella chioma dalla quale sono quasi caduta qualche tempo fa) quindi questa near death experience l’ha reso ancora più emozionante, arrampicarmi sull’albero per prendere e indossare l’attrezzatura.

Una canzone che ti ricorda il tuo volontariato a Matera.
La mia scelta forse puó sembrare un pó incomprensibile. Stavo pensando se ci fosse una canzone che mi ha accompagnato sempre, che ho ascoltato tanto e credo che la canzone che mi ricordi di piú il mio volontariato a Matera sia “Schifoan” di Wolfgang Ambros. Non perché non abbia scoperto delle canzoni bellissime italiane e non perché abbia solamente ascoltato la musica austriaca. Ma nel mio tempo non ho solo scoperto la cultura italiana, ma ho anche condiviso quella austriaca e per me questa canzone, che racconta dell’entusiasmo degli austriaci per il loro sport preferito, sciare, mi sembrava sempre molto rappresentativa dello spirito austriaco. Quindi quando qualcuno mi ha chiesto di mostrare della musica austriaca, molto spesso gli ho fatto ascoltare Schifoan ed effettivamente l’ho ascoltata molto molto piú spesso qua in Italia che non in Austria. Il fatto di scegliere una canzone austriaca descrivendo il mio volontariato in Italia, da un lato fa ridere anche me, ma mi sembra anche adeguato per esprimere come lasciando il mio paese, l’ho potuto vedere da un’altra prospettiva, attraverso gli occhi di italiani, di francesi, di portoghesi, rumeni, ecc. Vedendo tutte le differenze tra la cultura e la vita in Austria e quella italiana, ho scoperto delle particolarità della mia cultura, cosa facciamo in modo diverso, anche delle cose banali che prima davo per scontato. Quindi riflettendo sulla mia cultura, raccontando del mio paese ed anche insegnando la mia lingua, ho riscoperto le mie radici ed ho imparato ad apprezzarle di piú, come ho anche riscoperto questo classico della musica austriaca.

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